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sul blog del Caffè Letterario La Luna e il Drago

mercoledì 10 ottobre 2012

Il mito del Vampiro Romantico

«Dapprima, il tuo cadavere sarà strappato alla tomba, e mandato sulla terra sotto forma di vampiro; poi, turberà, spettrale, il luogo della tua nascita, e succhierà il sangue di tutta la tua gente; là, dalla figlia tua, dalla tua sorella, da tua moglie, succhierà, a mezzanotte, la linfa della vita, pur aborrendo dal banchetto che, necessariamente, dovrà nutrire il tuo livido cadavere; prima di spirare, le tue vittime riconosceranno il demone per il loro parente, mentre, te maledicendo, e maledetti, i fiori della tua stirpe avvizziranno sullo stelo». (da il Giaurro 1813 - george gordon Byron)

La notte del 16 giugno 1816, a Villa Diodati presso Ginevra, Lord Byron, Percy Shelley, la moglie di questi Mary, Claire Clairmont (matrigna di Mary e amante di Byron), il dottor J.W. Polidori (segretario di Byron, dopo esserlo stato di Vittorio Alfieri), si sfidarono a concepire prima dell'alba un racconto dalle tinte soprannaturali.
 Pare che la suggestione venisse dalla lettura di un'antologia tedesca intitolata Phantasmagoria,

che peraltro non è mai stata rintracciata. Esiste una spiegazione alternativa: phantasmagoria era anche il nome dato in Inghilterra alla "lanterna magica", per la sua capacità di proiettare spettri sulle pareti.
 
Da quella notte nacquero due opere fantastiche destinate a fondare il genere horror: Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley e Il vampiro di Polidori (a lungo attribuito a Byron). Dal gotico si passava dunque all'horror, complice la lanterna magica, antenata del cinema. Il romanzo  Frankenstein fu infatti definito all'epoca una fantasmagoria, in quanto scandito in singole scene impressionanti.
 
ma non sarà lord byron a dare forma letteraria al mito del vampiro romantico bensi' John William Polidori (1795‑1821), giovane medico che morirà suicida (figlio di Gaetano Polidori, il primo traduttore italiano de Il castello d'Otranto di Horace Walpole). Al seguito di George Gordon Byron, in qualità di suo medico personale, il giovane Polidori è presente la fatidica sera del 16 giugno 1816 nella Villa Diodati, sul lago di Ginevra, quando un'animata conversazione sui temi del mistero e del soprannaturale sfocia in una sorta di scommessa a stenderne dei testi esemplari.
 
Mary Shelley ne trarrà il suo Frankenstein, Byron quella storia di vampiri mai condotta a termine (il «Frammento») e Polidori, amareggiato e astioso nei confronti del suo Lord, con il quale intrattiene rapporti non facili e da cui sarà presto sbrigativamente licenziato, una brillante vendetta letteraria. Così Il vampiro (1819) di Polidori, modellato sul frammento byroniano, veste i panni del poeta col trasparente pseudonimo di Lord Ruthven e ne narra le poco esaltanti gesta in giro per l'Europa.
 



 

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