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sul blog del Caffè Letterario La Luna e il Drago

venerdì 8 novembre 2013

IN LIBRERIA UN SAGGIO SU D'ANNUNZIO DI BRUNI E DE GIOVANNI - PER I 150 ANNI DELLA NASCITA

Nelle librerie il D’Annunzio a 150 anni dalla nascita di Pierfranco Bruni e Neria De Giovanni dal titolo: “Io ho quel che ho donato”

Pubblicato il saggio su Gabriele D’Annunzio di Pierfranco Bruni e Neria De Giovanni dal titolo: “Io ho quel che ho donato”, edito dalla Casa editrice Nemapress. Con contributi di : Emanuela Forgetta per la Catalogna, Stefan Damian per la Romania, Arjan Kallco per l’Albania, Andrea Guiati per gli Stati Uniti d’America, André Ughetto per la Francia, Valentina Piredda per l’Australia, (Componenti dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari). Ognuno di questi autori ha raccordato la presenza di D’Annunzio nei rispettivi Paesi in cui operano come docenti universitari e critici letterari.

Pierfranco Bruni e Neria De Giovanni hanno indagato tra le pagine e nella vita di D’annunzio tracciando delle linee originali e portando sullo scenario letterario una lettura innovativa, coraggiosa e ricca di importanti stimoli. E’ considerato un saggio che apre delle prospettive nuove ad un D’Annunzio dentro tutto il Novecento tra letteratura, estetica e antropologia.

Neria De Giovanni è Presidente dell’AICL, critica letteraria e saggista. Pierfranco Bruni è Vice presidente del Sindacato Libero Scrittore e scrittore oltre che esponente

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Dalla Premessa di Pierfranco Bruni e Neria De Giovanni al saggio “Gabriele D’Annunzio. Io ho quel che ho donato” (Nemapress).

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A Centocinquant’anni  dalla nascita di Gabriele D’Annunzio ((Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), abbiamo voluto ricordare la sua opera...
constatando che non sempre la critica ufficiale, accademica ed universitaria, ha dato seguito editoriale a convegni e riletture d’occasione. Pertanto seguendo il vecchio adagio del “Verba volant scripta manent”, il nostro contributo, oltre ad essere inserito in una personale attività di divulgazione con incontri e conferenze dannunziane,  vorrebbe essere una nostra testimonianza di seria e costante attenzione all’opera del grande scrittore.

Inoltre in questo anniversario sono stati approfonditi spesso percorsi letterari già studiatissimi : il D’Annunzio “decadente”, il romanziere, il rapporto con la ideologia fascista, la poesia dell’Alcione.
Il nostro studio invece segue percorsi diversi, cerca nelle pieghe della sterminata opera dannunziana, zone ancora poco esplorate o lette in maniera distorta, ideologicamente preconcetta.
L’estetica è nel D’Annunzio che lega il senso del tragico al sublime. Un percorso in cui l’eros è nella sensualità, la quale assume una dimensione certamente “carnale” ma anche metafisica attraverso una griglia simbolica che trova nel romanzo che segna il Novecento Il fuoco un punto centrale. C’è una originalità che tocca elementi mitico – sacrali certamente ma si inserisce, il viaggio dannunziano, in una visione che è quella del magico e dell’alchemico. Si pensi al suo rapporto con gli oggetti.
I luoghi di D’Annunzio sono una lettura interpretativa degli oggetti. Il Vittoriale è ricco di segni e di simboli. La tartaruga è un rimando prettamente sciamanico. Come lo sono le aquile. Come lo è il Budda.
Ci sono archetipi non solo classici occidentali ma i riferimenti provenienti dall’Oriente, in D’Annunzio, restano fondamentali.
Una chiave di lettura ad intreccio che aprirà nuove prospettive interpretative. Il mondo tragico e quello sciamanico sono aspetti da leggere con molta attenzione.
Il D’Annunzio poeta viene affrontato nelle raccolte meno note, i libri delle Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi (1903-1918) che per l’impostazione ideologica irredentista e nazionalista, non hanno avuto buona lettura, diremmo alcuna lettura, negli anni trascorsi alla luce di una  preponderante ideologia impossessatasi anche dell’esercizio critico. Ovviamente lo stile letterario dannunziano è stato contestualizzato e storicizzato anche  confronto con la coeva produzione poetica italiana.
Il nostro volume è arricchito da una Appendice critica a cura di alcune esponenti nazionali dell’AICL- Associazione Internazionale dei Critici Letterari  che hanno presentato la fortuna della traduzione delle opere dannunziane  in Catalogna, in Romania, in Albania , negli Stati Uniti e in Francia.
Il titolo scelto per l’intero volume è la famosa epigrafe che D’Annunzio stesso volle fosse apposta all’ingresso del Vittoriale, perché veramente egli molto ha donato...
In fondo chi ha tanto vissuto non può smettere di testimoniarsi…



 

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